martedì 30 agosto 2011

Università-faccia a faccia


Proteste universitarie : vivere la protesta da dentro o è meglio restare dietro le quinte?
In questi giorni stiamo assistendo alla rivolta degli studenti nei confronti della pubblica istruzione, in particolar modo contro il Ministro Gelmini che pare intenda dare dei tagli profondi alle università.
Bene, questa situazione crea alquanto scompiglio tra gli studenti tanto da spingerli ad indire assemblee, cortei e addirittura ad occupare aule o intere facoltà universitarie.
Nella legge 133/08 che la Gelmini ha sintetizzato in 25 articoli suddivisi in tre titoli, tre sono le questioni principali: una nuova organizzazione del sistema universitario, che dovrebbe rilanciare tutto il settore dell’istruzione terziaria; un’ampia delega al governo per mettere in cantiere uno o più decreti su qualità ed efficienza, che dovrebbero rilanciare il merito; e nuove regole sul reclutamento dei docenti e dei ricercatori, che dovrebbero combattere il baronato.
Ma i punti controversi sono tanti: dal taglio di 1 miliardo e 400 milioni al sistema universitario, alla diminuzione del 30 per cento delle borse di studio, ad una mancata soluzione del precariato dei dottori di ricerca. Infine, quello che gli studenti contestano è la mancanza di meritocrazia, il potere al baronato e la strada facile verso la privatizzazione dell’università solcata dalla Gelmini.
Se c'è un diritto allo studio deve esserci anche un dovere, ovvero che i soldi delle borse di studio debbano essere distribuiti a chi veramente merita e non chi considera l'università un parcheggio per la vita.
Ma nonostante un modestissimo parere personale, ritengo che la cultura sia libera, l'informazione debba essere libera e l'istruzione debba essere di tutti, sta al singolo individuo concretizzare il suo cammino e il suo percorso ma sempre nella libera e piena facoltà di poter scegliere.
Ed è proprio questo che il nostro Ministro non ha capito, che presto non saremo più liberi di scegliere, saremo schiavi di questo sistema che ci obbliga a muoversi in una certa direzione già avviata e testata da altri che per noi credono che sia una delle migliori.
Questo modo di voler rivoluzionare le università e le scuole mette in atto un meccanismo nei giovani di difesa, difesa dei propri diritti e della propria cultura che purtroppo però mette dei limiti seri che sono ben evidenti durante il corso dell'anno accademico, ovvero : l'impossibilità di seguire tutte le lezioni, l'impossibilità di poter conseguire gli esami, e la perdita di tempo e denaro che comporta un prolungamento degli anni da trascorrere all'università.
Noto che la maggior parte delle persone che manifesta non ha ben chiaro cosa sia la riforma, e sopratutto noto molto poco interessamento da parte di molti studenti che preferiscono banalizzare il tutto sostenendo che  questo trambusto non porti a nulla.
Qui sorge spontanea la domanda se sia giusto vivere in maniera diretta tutto quello che sta succedendo, rischiando anche di trovarsi in situazioni di particolare disagio com'è avvenuto in alcune città d'Italia, dove i giovani studenti si sono trovati in situazioni spiacevoli che li hanno portati al dover fuggire dalle forze dell'ordine e dai loro manganelli che tentavano di sopprimerli.
E tendo a mettere in evidenza che l'atto di violenza non fa parte di un processo di evoluzione bensì di involuzione che non porta niente di produttivo.
Si parla di manifestazioni, di occupazioni lecite che non possono diventare lotte di sangue, devono mantenere un certo regime e sopratutto non devono essere manipolate da nessuno.
Abbiamo sentito parlare spesso negli ultimi anni di riforme "organiche", basti pensare alla riforma Moratti, e sopratutto vi è una scarsa conoscenza a mio parere dei termini Meritocrazia e Trasparenza, fin troppo utilizzati dal ministro Gelmini.
Non si può parlare di norme senza tenere in considerazione gli studenti, i ricercatori, l'istruzione, ovvero le componenti basi di un università.
I figli delle classi meno agiate non possono permettersi l'università, e tutto questo viene permesso dal nostro governo perchè la priorità è data a Berlusconi e Tremonti e non ad un fattore di ingiustizia sociale.
Ebbene si, parliamo proprio di ingiustizia sociale, di dislivello delle classi sociali, proprio come un tempo; la precedenza alle classi più alte, ai ceti ricchi che possono comprare tutto con i soldi e non si preoccupano di quella parte di popolo che invece non può aspirare nemmeno ad un diritto quale in questo caso la cultura e l'istruzione.
Si prospetta un futuro nero per noi giovani e la speranza è proprio questa, che la riforma attui una manutenzione e non innovazione del sistema scolastico-universitario affinchè tutti possano attingere allo studio e sopratutto affinchè si possa eliminare questa gerarchia che lentamente si sta andando ricreando all'interno della nostra nazione.
Basta falsi moralismi, è ora di agire, di farsi sentire e di attivarsi a muso duro nei confronti di una politica che si sta rivelando deludente e opprimente, il potere è del popolo, e se chi ci governa non è in grado di amministrare ogni sfaccettatura della sua nazione allora tocca a noi farci sentire e protestare per un futuro migliore.
Perchè i giovani di oggi possano ancora essere il futuro produttivo e innovativo di domani.

Alessia Barresi

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